PrEP in Europa, studio spagnolo evidenzia fattori che ne limitano l’accesso

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L’articolo analizza in modo approfondito le persistenti disuguaglianze nell’accesso alla profilassi pre‑esposizione (PrEP) per la prevenzione dell’HIV in Europa, utilizzando la Spagna come caso di studio rappresentativo. Nonostante la PrEP sia uno strumento altamente efficace, in grado di ridurre il rischio di acquisizione dell’HIV di oltre il 90%, la sua implementazione rimane disomogenea e insufficiente, in particolare tra le popolazioni più difficili da raggiungere.

Gli autori evidenziano come, in Europa, solo una parte dei Paesi abbia introdotto programmi di PrEP rimborsati e come persistano forti disuguaglianze sia tra Stati sia all’interno dei singoli Paesi. In Spagna, la PrEP è stata introdotta nel sistema sanitario nazionale solo nel 2019, con un ritardo rispetto ad altri Paesi europei, e il modello di erogazione resta prevalentemente centralizzato e ospedaliero. Questo approccio limita l’accesso, soprattutto nelle aree rurali o periferiche, e contribuisce a lunghe liste d’attesa e ritardi nell’avvio della profilassi.

Un altro elemento critico riguarda i criteri di eleggibilità, considerati rigidi e non sempre in grado di riflettere la complessità e la variabilità dei comportamenti a rischio. Nonostante un progressivo ampliamento delle indicazioni, l’accesso alla PrEP continua a essere fortemente sbilanciato: donne, migranti, sex workers, persone transgender e persone che fanno uso di droghe per via iniettiva risultano ampiamente sottorappresentati tra gli utilizzatori, pur presentando un rischio significativo di infezione da HIV.

L’articolo sottolinea inoltre i limiti della PrEP orale quotidiana, in particolare in termini di aderenza a lungo termine e stigma associato all’assunzione giornaliera del farmaco. Queste criticità incidono in modo marcato proprio sulle popolazioni più vulnerabili, riducendo l’efficacia della prevenzione nella pratica reale.

In questo contesto, gli autori attribuiscono un ruolo centrale alle nuove formulazioni di PrEP long‑acting iniettabile, come cabotegravir e lenacapavir. I dati degli studi clinici di fase 3 mostrano una superiorità di queste opzioni rispetto alla PrEP orale, con un’elevata efficacia, una migliore aderenza e una riduzione del carico assistenziale legato ai controlli frequenti. Il riconoscimento da parte dell’OMS e la recente autorizzazione regolatoria europea per lenacapavir vengono presentati come un’opportunità strategica per modernizzare i programmi di prevenzione dell’HIV.

Un punto di forza dell’articolo è l’analisi di modelli innovativi di erogazione della PrEP, in particolare l’esperienza del centro 56 Dean Street di Londra, che dimostra come un approccio decentralizzato, de‑medicalizzato e community‑based, con forte coinvolgimento del personale infermieristico e dei servizi territoriali, possa garantire un accesso rapido, ridurre lo stigma e aumentare significativamente la copertura della PrEP.

Infine, gli autori propongono un quadro strategico multilivello per colmare il gap di accesso alla PrEP, basato su:

  • riforme strutturali e di policy (decentralizzazione, semplificazione dei criteri, estensione dell’età di accesso, coinvolgimento di cure primarie e farmacie);
  • interventi a livello di programma (rafforzamento dei sistemi di sorveglianza, telemedicina, formazione degli operatori sanitari);
  • forte coinvolgimento delle comunità e delle ONG, con modelli di presa in carico integrati che includano salute sessuale, riproduttiva, mentale e servizi di riduzione del danno.

In conclusione, l’articolo sostiene che solo attraverso modelli flessibili, inclusivi e innovativi, e con una piena integrazione delle nuove opzioni terapeutiche long‑acting, sarà possibile garantire un accesso equo alla PrEP, ridurre le nuove infezioni da HIV e contribuire concretamente al raggiungimento degli obiettivi UNAIDS 2030.

Link articolo: https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/41684246/

 

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